La Palestra 2 aprile 2010

Dominijanni, lettori del manifesto

Critiche anche dal manifesto... sembra che tu l'abbia fatta proprio fuori dal vaso... :-) mt

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Se la comicità inciampa nel sessismo
(il manifesto 4/4/2010)

Care compagne/i, rivolgo questa lettera in particolare alle donne del manifesto per avere un conforto. Durante la diretta di Raiperunanotte io e la mia compagna ci siamo sbellicati dalle risate per il monologo di Daniele Luttazzi, che personalmente ritengo il più grande comico satirico in Italia. Scopro poi che tale monologo ha sollevato parecchie ire e critiche da parte di molte donne per il noto riferimento alla pratica di sesso anale quale analogia con l'Italia di ieri e di oggi: 1. Berlusconi forza l'opinione pubblica usando tutta la sua potenza mediatica; 2. Berlusconi penetra il consenso trovando una mediocre e condiscendente opposizione; 3. il popolo penetrato gode.

La pratica di sesso anale, insomma, è puro sessismo e parlarne, anche come metafora comica, è da machisti. Non mi sto a concentrare sul fatto che sia anche un atto omosessuale maschile, e che d'altronde gli esempi riportati da Luttazzi all'acme del monologo riguardavano solo uomini (Saccà), i più servili e sottomessi in questa metafora.

Io l'ho trovata esilarante, ben conoscendo il linguaggio forte ed i ritmi incalzanti dell'attore che ha cercato sempre di farci ridere sui nostri disagi e tabù sessuali. Ritengo che la sottomissione della donna nella società moderna e in questo nostro paese non vada cercata nelle camere da letto, dove agiscono altre dinamiche e desideri. Credo sia sessista la comicità di certi innocui monologhi di Zelig, in cui la donna è dipinta come una scassapalle che pensa solo a far shopping e a torturare il marito rientrato da una faticosa - solo per lui - giornata lavorativa. E che dire dei balletti che mettono in scena un lesbismo che è ovviamente quello che abita i nostri desideri onanistici maschili? E le pubblicità e i video musicali? Gli esempi sono infiniti. Fate caso a quante volte non viene rappresentato il sesso, ma una pura violenza. Uno stupro che la donna agogna dal suo padrone. Luttazzi non ha parlato di questo.

Personalmente porto avanti, insieme alla mia compagna, un rapporto basato sulla totale uguaglianza, frutto non già di concessioni, ma di reciproche responsabilità, riconosciute e condivise, rivendicate, quando serve. Mi piace che questo aspetto della mia vita sia coerente con le mie idee politiche di uguaglianza e libertà, e mi piace che questa dinamica mi dia piacere. Non sono un forzato dell'uguaglianza. Ora, ho profondo rispetto per chiunque si sia sentita offesa e mi sto ponendo delle domande. Vorrei però chiedere a chi c'era, Norma Rangeri, o anche a chi ha sempre parlato di questi argomenti, Ida Dominijanni, o a voi del manifesto se di tali risate mi devo vergognare. Tengo in enorme conto le vostre opinioni e saprò farne tesoro. Ma mi chiedo: davvero la sottomissione, l'ineguaglianza di genere ed il sessismo derivano dalle pratiche sessuali - anche estreme - e queste pratiche ne sono una perversa estensione in camera da letto? Non sono invece indice di un potere e di uno sfruttamento che ha mercificato l'oggetto del desiderio come conseguenza del suo essere socialmente inferiore?

Davvero è colpa del sesso e del piacere che può derivare da pratiche di sottomissione che sono tante, intersessiste e di infinita fantasia?
Paolo Bonazzi, Bologna

Risponde Ida Dominijanni

Caro Paolo,
il confine fra pratiche sessuali, immaginario sessuale e ruoli sessuali è molto poroso: è vero che bisogna sforzarsi di tenerli distinti, ma è falso che possiamo separarli con un taglio netto. Sono del tutto d'accordo con te che le pratiche sessuali vanno tenute distinte dal sessismo sociale, e che se il secondo va combattuto alle prime va lasciata la massima libertà; ma è pur vero, d'altra parte, che da un anno combattiamo contro un certo uso sessista, o certe ricadute sociali sessiste, di un certo immaginario sessuale, berlusconiano ed evidentemente non solo berlusconiano. A questo si aggiunge, nel caso che tu poni, il modo in cui tutto questo viene messo in scena, e la necessità di garantire da una parte la libertà d'espressione di un artista, dall'altra la libertà di critica del pubblico (due libertà ugualmente sacrosante).

Personalmente non ho niente contro l'idea di mettere in scena il rapporto sociale sadomasochista con un monologo sul sesso anale; mi domando però come mai in quel monologo il sesso anale venisse rappresentato naturalmente come atto sessuale di un uomo violento sul corpo di una donna sottomessa.

Come tu stesso dici, c'erano altre rappresentazioni possibili, e non credo che questa sia stata scelta a caso. Ma se la rappresentazione del rapporto sociale sadomasochista prende naturalmente la forma di un rapporto violento di un uomo su una donna, io non mi diverto affatto e ci trovo, sì, la doppia traccia della normatività eterosessuale e del sessismo.
Ma si tratta, ovviamente, di valutazioni personali.

ALCUNI COMMENTI DEI LETTORI:

*Bah... sono una donna, ero al Paladozza e ho riso beatamente. Più che sessismo di Luttazzi, a me sembra bigottismo di Dominianni. Sentite questa: "Se gli uomini restassero incinti, potresti avere un aborto anche dal barbiere". Indovinate chi l'ha detta? Daniele Luttazzi! E questo sarebbe il sessista? Ma andiamo! Per me, piuttosto, è sessista Favia, il consigliere regionale eletto nella lista 5Stelle a Bologna che, candidamente, ha dichiarato che le RAGAZZE del movimento gli lavavano e gli stiravano le camicie perché LUI potesse occuparsi di politica (era consigliere comunale). Qui sì che siamo al paleozoico, altro che Luttazzi! Io mi sento offesa da una dichiarazione del genere, non certo da Luttazzi.
Ps: se poi Luttazzi avesse invece parlato di coito anale fra due uomini, scommettiamo che veniva fuori che era omofobo e bla bla bla? A me, più che femminismo, queste reazioni scandalizzate sembrano sessuofobia. 04-04-2010 23:40 - gab

* Donna, di sinistra (comunista), faccio anche cabaret (ma non sono famosa) e gli uomini nei mie monologhi li devasto, non per questo sono contro gli uomini. Son contro gli imbecilli che pensano d'essere machi. Faccio anche sesso anale e non mi sento sottomessa. Non sarà che qualcuna crede tanto poco alla parità (o alla nostra superiorità) da essere un pochetto paranoiche noi donne?
Vorrei chiedere a chi ha criticato scandalizzandosi per luttazzi, se per "norma" lava i vetri, stira o lava i pavimenti perchè suo "ruolo". Questo è sessismo non una battuta di luttazzi. Dalla mia certezza di essere superiore a molti uomini (e non è sessismo, è che è pieno di imbecilli), me ne faccio talmente tante di battute addosso che figuriamoci se mi sconcerta una battuta di luttazzi. Pensare alle cose serie no eh? Oddio oddio oddio mi s'è rotta un'unghiascappooooo ;) 04-04-2010 22:38 - Sara

* "atto sessuale di un uomo violento sul corpo di una donna sottomessa", hai dimenticato una parola: donna sottomessa CONSENZIENTE. 04-04-2010 22:18 - Daniele

* Mi permetto di interloquire per sottolineare alcuni aspetti di non poco conto nel commentare le opinioni di Dominijanni sul monologo di Luttazzi.

1)Bisogna distinguere tra comicità e satira. Questi due concetti non sono sinonimi.
2)E' corollario al punto sopra il conoscere i fondamenti della satira per poter commentare una realizzazione satirica come quella che rappresentata dal monologo di Luttazzi a Raiperunanotte.

Questi due punti rappresentano due condizioni necessarie e pregiudiziali per poter esprimere un qualsiasi opinione degna di nota, a maggior ragione sulla prova di Daniele Luttazzi di cui il nobel Dario Fo disse "lui fa satira senza sconti".

Sfortunatamente, ho letto pletore di articoli su giornali (sedicenti) di sinistra che hanno affossato con argomenti tanto capziosi quanto incolti il monologo di Luttazzi adducendo motivazioni la mancanza di conoscenza del genere satirico nonché una preoccupante disabitudine allo stesso dovuta ad anni di mordacchia e censura reazionaria simil bipartisan.

Non vorrei che anche il Manifesto commettesse lo stesso errore.

Se difatti non si è capaci di discernere la tecnica satirica dal contenuto, si guarda il famoso "dito che invece indica la luna".
Se si oppongono argomenti come la volgarità, il machismo, l'eccessività, significa che si è compreso quasi nulla del monologo di Luttazzi dell'altra sera, in nome, oserei dire, di preconcetti ideologizzati, che han voluto vedere qualcosa che non c'era.

Non c'era infatti nel monologo di Luttazzi nessuna apologia alla violenza esercitata da un'uomo su una donna. E Luttazzi che oltre ad essere satirico è anche profondo studioso e conoscitore della materia, sa fin troppo bene che non sarebbe giustificabile suscitare il riso mediante contenuti anche in parte violenti poiché sarebbe uno sfottò di stampo fascistoide (ipse dixit).

L'altra sera la satira esperita da Luttazzi era di qualità purissima perché nel descrivere con linguaggio terragno ed osceno si poneva dalla parte del più debole (la donna sodomizzata e quindi più latamente, l'Italia)per rappresentarne in maniera efficacissima e indelebile la condizione di degrado e cosciente asservimento.

Qualora si pensi che la scena della sodomizzazione sarebbe stata più gradevole o meno sconvolgente se avesse avuto altri protagonisti, ad esempio due uomini, ciò è segno che la nostra lente critica è incrinata, che la nostra idea di femminismo è alquanto semplicistica e soprattutto che il senso potentissimo del monologo di Luttazzi non è affatto passato. 04-04-2010 20:38 - Andrea

* quale rapporto violento, dominijanni? i due personaggi rappresentati dal luttazzi erano naturalmente consenzienti. timorosi, ma pacificamente proni (entrambi) a sperimentare la pratica della sodomia. il "lui" a un certo punto chiede alla "lei" se tutto va bene, con fare premuroso e partecipe. il problema d'altronde era di squisita natura tecnica e riguardava la meccanica del muscolo sfintere e della pratica occorrente per renderne la penetrazione da fastidiosa a remunerativa sotto l'aspetto del reciproco godimento, con questo porgendo una spiegazione al particolare comportamento degli italiani. e perché mai portare a esempio un uomo e una donna, e non due uomini o due donne o addirittura di una donna su di un uomo, ovviamente con apposito ausilio? perché il vero bersaglio della satira era il popolo che vota berlusconi (o che per estensione ne vota la controparte incapace di contrastarlo e perciò inutile quando non addirittura complice) che in quell'atto sessuale mirabilmente tratteggiato dal luttazzi verrà perfino platealmente e necessariamente coinvolto: una prima volta direttamente, "vedo che sapete di cosa sto parlando", e la seconda nella chiosa "traditrice" allo scrosciante applauso del pubblico, "anche hitler ha iniziato così".

dunque dovendo parlare a tutti, dovendo farsi comprendere da tutti, dovendo coinvolgere materialmente tutto il pubblico facendo leva sulla comune esperienza e sulle più comuni sensazioni, il luttazzi non avrebbe potuto certamente far riferimento a casi particolari, a pratiche "ovvie" nella natura di certi rapporti e perciò inefficaci a rappresentare il carattere estremo che nella satira fa gioco, a elementi di natura manifestamente libertina, immorale, depravata, scostumata, dissoluta, viziosa, scandalosa, oscena, lasciva e peccaminosa. atteggiamenti, lo sappiamo, lontanissimi dall'esperienza del cattolicissimo popolo italiano e soprattutto dei suoi governanti. 04-04-2010 17:55 - marco

Fornario e Sebaste

Ciao Daniele. Volevo segnalarti i due articoli sull'Unità, critici verso chi ti accusa, scritti da Francesca Fornario e Beppe Sebaste.
Sei stato grande!

Marco Tarantino

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Il piacere e il dolore
di Francesca Fornario

Tutti a chiederci che c’è successo. E dire che Daniele Luttazzi a Bologna lo ha spiegato benissimo. Con una metafora che sapeva avrebbe destato scandalo in un paese rimbambito dalla censura e dall’autocensura, ha denunciato una situazione che dovrebbe destare ben più scandalo: ha paragonato Berlusconi a un uomo che con le lusinghe e con la forza spinge una donna riluttante ma troppo fragile e smarrita per opporre resistenza ad avere un rapporto anale. La donna - l’Italia - che non ha carattere di ribellarsi, si abbandona al dolore quasi fosse un piacere. Si abbandona al razzismo, all’omofobia, alla corruzione, alle veline candidate, al taglio dei servizi sociali, della scuola, della ricerca, si abbandona all’aumento della pressione fiscale e delle tariffe, si abbandona al Tg1 e a Fede convincendosi di trarne vantaggio e piacere. Perché è così, ci piaccia o no: chi ancora vota Berlusconi e la Lega lo fa con piacere, anche se lo prende in quel posto (lo aveva già detto Altan con il suo ombrello). Ero a Bologna, dove il pubblico - anche quello femminile - ha applaudito Luttazzi con unanime trasporto. Non eravamo donne represse. Eravamo italiani consapevoli, scandalizzati non certo dalla denuncia di Luttazzi ma dalla condizione in cui versa il nostro paese. Era un applauso liberatorio e convinto perché la denuncia è il primo passo, sempre necessario, per ripartire e costruire su macerie, come dice Guccini. E non bisogna aver paura delle denunce né del loro linguaggio crudo e per questo efficace. Non bisogna aver paura della denuncia né delle metafore: bisogna aver paura dell’assenza di denuncia, perché olia l’ignoranza grazie alla quale Berlusconi e i suoi sodali leghisti prosperano.

La nebbia del buon senso
di Beppe Sebaste

Francesco Piccolo (l’Unità del 28-3) ha equiparato destra e di sinistra (tralascio gli esempi per ragioni di spazio) per condannare il monologo di Daniele Luttazzi: «Luttazzi e Berlusconi si assomigliano più di quanto amino credere». Lo dice senza argomentarlo, per buon senso, come se il «buon senso» fosse un’autoevidenza, e non una credenza in bilico tra superstizione e autocensura. Penso viceversa che tra i disastri della sinistra oggi vi sia il cristallizzarsi in una postura moralista, e aver lasciato il campo della «trasgressione» alla destra (vedi la caricatura goliardica di uno Sgarbi).

Luttazzi ha descritto la dittatura di Berlusconi come l’ultima fase dell’essere sodomizzati. Certo, ha detto di più. Il senso è identico a quello del Cavalier Banana con l’ombrello cui ci ha abituati Altan. Ma in Luttazzi è iperreale, evidente, disturbante. Conta il procedimento linguistico: non allude mai (l’allusione è ironica, ma anche mafiosa o berlusconiana), ma fa vedere, materializza il fantasma della realtà oltre le metafore. Da qui la potenza e lo scandalo. Lui dice mestruo (lo beve), dice piscia, merda: la mostra. Dice inculare (e lo mostra).

Francesco Piccolo ha il torto di semplificare. Daniele Luttazzi quello di turbare e far pensare. Berlusconi, maestro di semplificazione, evita e bandisce accuratamente ogni seme di perplessità o di pensiero. Già questo pone Luttazzi ad anni luce. Berlusconismo è far leva sul «buon senso» come ovvietà, un darsi di gomito tra complici, evasori e puttanieri, un’unanimità sazia e priva di dubbi, mai approfondita. La semplificazione estrema: non pensieri ma slogan. Dietro la condanna a Luttazzi vedo la solitudine di Pasolini, i processi, i sequestri dei film. Vedo il trionfo di Videocracy, potere, pornografia, fascismo estetico e politico, soprattutto censura.
Tolto Luttazzi, aspetteremo un altro straniero come lo svedese Gandini per vedere la realtà dietro la nebbia del «buon senso»?

Curioso come sfugga ai più la sostanziale differenza fra poetiche: in Altan, il cavalier Banana infila l'ombrello nel culo di un italiano non consenziente (satira vecchia); nel mio monologo, l'Italia vuole essere sodomizzata da Lolito e ne prova un piacere complice (satira nuova).

Sul puritanesimo di sinistra

Lidia Ravera ci ha messo su una penosissima pezza: “A Luttazzi imputavo soltanto di aver preso una stonatura. Perché le sue parole sarebbero entrate in tre milioni di case e questo è un momento in cui è importante non perdere nessuno.”

Cioè il monologo di Luttazzi è… un boomerang per la sinistra? Oh, qui – al di là della evidente falsificazione, perché l’articolo diceva ben altro – direi che Lidia Ravera è pronta per diventare ministro della cultura nel prossimo governo ombra del Pd.

L’unico a difenderti, mi pare, sia stato solo Scanzi su Micromega (http://scanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/03/30/e-tutta-colpa-di-grillo-lennesimo-disastro-del-piddi/), che però poi sulla Stampa intervista Cornacchione. E Cornacchione dice: “Penso a Luttazzi, battute forti e intelligenti. Però la satira non è solo quella che fa lui. Anzi, è proprio la satira meno aggressiva quella che meglio può arrivare al grande pubblico. Non sempre il più arrabbiato vince”. Affermazione di equilibrata paraculaggine, ma precisa precisa per permettere al titolista di incravattare l’articolo con un catenaccio (“La satira vince quando è vera, non quando grida”) che pare fatto apposta per fare da eco alle parole di Aldo Grasso sul Corriere.

C’è un puritanesimo di sinistra che va inevitabilmente incontro al programma reazionario della destra e, nei fatti, gli consegna il potere.

“Il fascismo è come un’ombra minacciosa che non resta immobile alle nostre spalle, ma che non di rado si allunga dinanzi a noi e ci precede. C’è sempre il pericolo di una educazione, l’educazione cattolica, che persegue un solo scopo: quello di mettere l’individuo in una condizione di inferiorità psicologica, di intaccarne l’integrità, di privarlo di ogni senso di responsabilità, per inchiodarlo a una immaturità protratta indefinitamente.” (Fellini, “Raccontando di me”, Editori riuniti)

Ciao e buon lavoro

La pochezza delle critiche all'italiana è tutta qui, nel considerare la satira una forma di propaganda. La satira non è propaganda, è arte: agisce sulle dinamiche dell'immaginario, liberandolo. Per questo dà sempre fastidio alle vecchie zie.

satira

ciao,
premetto che ho molto apprezzato il monologo del 25, perchè, secondo me, più cruda è la metafora e più si riesce ad aprire gli occhi alle persone.
in ogni modo sentendo il monologo la prima cosa che ho pensato è stata: "lui non vuole più tornare in rai!"
sicuramente con la direzione attuale della rai nemmeno senza il monologo ci saresti tornato, però sicuramente con questo monologo è stato spazzato via ogni dubbio su un tuo ipotetico ritorno.
quindi la domanda è se è vera la mia impressione che non t'interessa più ritornare in tv e porre fine all'ukase?
il che sarebbe un gran peccato a mio parere, perchè la tua mancanza si sente e purtroppo la tv è l'unico modo per rivolgersi al grande pubblico che vuole seguirti.
(il teatto è più limitato ovviamente e non ha l'impatto della tv)

Non faccio satira "per andare in tv". Faccio la satira che mi fa ridere. Il problema è la censura, non sono io.